Social Kitchen: l’esperienza di una startup food italiana

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Forse qualcuno di voi si ricorda di Social Kitchen, un progetto di Antonio Marchello che ha portato la cucina in diretta streaming online, alla portata di tutti.

Ci facciamo raccontare direttamente da lui questa esperienza.

Social Kitchen: come è nata l’idea, come è partito e come è evoluto in questi anni.

Social Kitchen nasce dall’idea di coniugare cucina e nuovi modi di comunicare, con un occhio di riguardo ai social network che ormai fanno, nel bene e nel male, parte della nostra vita. Ho sempre creduto molto nelle potenzialità offerte da Internet e volevo creare un format che fosse accessibile a chiunque. Nella pratica Social Kitchen ha permesso a moltissime persone di cucinare in diretta streaming, senza trucchi e senza inganni, insieme ad uno chef, comodamente da casa propria. Bastava procurarsi gli ingredienti indicati nell’invito (via mail, app, o sulla nostra pagina facebook) e farsi trovare pronti alle 20.00 con tutto l’occorrente. Una chat in tempo reale permetteva a chi si collegava di poter “parlare” con lo chef e con il resto della community, ricreando virtualmente quello spirito di famiglia che ho sempre amato in una cucina. Non a caso l’ho sempre definita la cucina più grande e la tavola più lunga d’Italia. Dopo meno di un’ora il piatto era pronto per essere fotografato, condiviso sui social e portato a tavola!

Siamo andati in onda tutte le settimane per tre intere stagioni, portando ogni volta un ospite diverso: chef stellati e non, appassionati di cucina, produttori d’eccellenze, food blogger, artisti ecc. “Social Chef” che oltre a condividere un piatto, raccontavano le loro esperienze, la loro vita e rispondevano alle domande di una community affamata di buon cibo e di ottime storie. Come sempre certi progetti nascono quasi per gioco. Avevo in testa questa idea già da diverso tempo ma quando ne parlavo mi dicevano sempre che era difficile da realizzare oltre che da proporre. Fino a quando non ho incontrato Alessandro Lucianò, geniale mente informatica, che ha creduto nel progetto, è diventato mio socio e ha dato forma e sostanza alla mia intuizione iniziale. Insieme abbiamo fondato una start up innovativa, lavorando giorno e notte per far crescere questo progetto. Sono stati anni incredibili, ricchi di creatività, fermento, fatica e soddisfazioni. La nostra community continuava a crescere, l’interesse generale anche. Credo di poter dire che la nostra start up sia l’unica ad aver ricevuto un importante apporto finanziario da parte degli investitori senza che lo avessimo cercato. Ma come tutte le favole c’è anche qualche risvolto negativo. Il nostro riguarda l’immaturità italiana nel campo delle start up. Nonostante il forte interesse, in Italia, non abbiamo ancora quella mentalità e quella visione a lungo termine che hanno fatto, altrove, la fortuna di certe start up. Qui da noi c’è la tendenza a considerare certi progetti semplici srl che nel giro di qualche anno devono produrre profitto. Il che è un po’ un controsenso, se si pensa che colossi come Facebook, Twitter, Linkedin ecc. ci hanno messo tantissimo prima di pensare al guadagno vero e proprio. Prima hanno avuto tutto il tempo di investire in innovazione, contenuti e soprattutto investimenti per far crescere la propria community. A tutto ciò bisogna anche aggiungere che per noi questa era una primissima esperienza in questo campo, e oggi, potessimo tornare indietro, sicuramente non faremmo gli stessi errori. “Fail fast, fail often” come dicono gli americani. Anzi ci sono dati statistici che indicano come i grandi investitori preferiscano investire in persone e progetti che hanno alle spalle almeno un fallimento. Motivo per cui, ad un certo punto, abbiamo deciso di fermarci, risolvere i problemi sorti lungo il cammino, raccogliere le idee e le energie e far tesoro dell’esperienza maturata prima di pensare ad una seconda fase per questo progetto.

 

Altri progetti oltre a Social Kitchen che hai realizzato e che ci vuoi raccontare?

Sulla scia di Social Kitchen, insieme all’altra nostra socia Giuliana Antonelli, abbiamo creato un format simile nella forma ma molto diverso nei contenuti: Social Veg. Abbiamo intuito sin dall’inizio che c’era bisogno di contenuti di alta qualità per un pubblico diverso ed esigente, quello dei vegani, vegetariani, macrobiotici, cruditi ecc. In questo caso era molto importante l’aspetto medico, nutrizionista. Un approccio meno ludico ma più informativo. Anche in questo caso siamo andati in diretta streaming per quasi tre stagioni, ogni settimana, con ospiti che potessero dare risposte di qualità alla nostra community. E i numeri ci hanno dato ragione, 60.000 persone seguono la pagina facebook di Social Veg, 3.000 download dell’app la prima settimana e menzione da parte di Apple Store come migliore App della settimana. Un progetto questo che ci ha dato molta soddisfazione non solo per i numeri ma per l’apertura mentale. Sin dall’inizio, infatti, abbiamo voluto dare a Social Veg un taglio di rispetto, tolleranza e confronto costruttivo. Uno spazio dove persone con scelte etiche e alimentari differenti, potessero convivere e condividere esperienze e pensieri.

 

Come è stato il tuo 2017, cosa ti aspetti e cosa hai in pentola per il 2018?

Come già accennato in precedenza, il 2017 per me è stato un anno di riflessione. Ho volutamente deciso di prendermi del tempo per comprendere quanto fatto finora. Anche perché guadandomi indietro, sinceramente, c’è davvero tanto. Due libri (“Anforchettabol- Alla ricerca del piatto perduto” vol. 1 e 2,) uno spettacolo teatrale insieme a Max Pisu, progetti e format televisivi e per il web, esperienze importanti nel campo della Formazione Aziendale e in quello della Comunicazione. Oltre, chiaramente, al mio lavoro come personal chef. Ho sempre vissuto delle mie idee con un piede nel presente ed uno nel futuro. Sono attirato dalle nuove sfide e mi piace realizzare sempre qualcosa di nuovo. Dal 2018 mi attendo grandi stimoli. Per questo mi sono e mi sto guardando attorno. Anzi, se qualcuno, leggendo questo articolo, volesse condividere con me un progetto o un’idea sarei felice di ascoltare. Credo che ci sia un grandissimo bisogno di nuove idee, di contenuti freschi, di persone che, come me, abbiano voglia di sperimentare strade diverse.

 

Scrivici se vuoi proporre un progetto ad Antonio.

 

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