Matteo Felter e il Grand Hotel Fasano

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A Gardone Riviera, sul lago di Garda, si trova il Grand Hotel Fasano, una realtà che quest’anno festeggia i 130 anni. Si tratta di una location speciale, in cui respirare la storia ma godere del rinnovamento che di anno in anno viene apportato sia a livello di struttura che di servizi.

Abbiamo parlato con Matteo Felter, lo chef del ristorante Il Fagiano che si trova all’interno dell’albergo. La sua è una cucina creativa, ma con i piedi ben saldi a terra. I sapori dei suoi piatti sono forti, si rivolge a chi ama la cucina italiana lo chef. Così durante questa visita abbiamo trovato spaghetti con caviale sì, ma associato a salsa verde all’aglio. Oppure sarde in saòr servite con colorati e leggeri fiori edibili, oltre che con cipolla di Tropea.

Con papà tedesco e mamma friulana, Matteo non pensava di fermarsi qui in Italia, proprio nel suo territorio, ma alla fine siamo convinti che sia diventato profeta in patria.

Ecco cosa ci ha raccontato della sua esperienza.

Matteo, come ti trovi, sei contento, che novità ci sono al GHF?

Mi trovo molto bene perchè la proprietà è giovane e ha voglia di lavorare bene.
Parlando di novità posso dirvi che negli ultimi 10 anni qui tutto è cambiato radicalmente.
È stato fatto un vero e proprio restiling. Prima c’è stato un cambiamento totale, adesso siamo alla “fase due”, al fine tuning, sia per la location che per la cucina. Le ultime novità sono ad esempio 4 nuove suite e una intera nuova una cucina, che si occupa solo del mezzogiorno e della spiaggia.

Come vedi il vostro hotel rispetto alla concorrenza qui sul lago?

Il turismo sul lago di Garda è in movimento. I cambiamenti nell’offerta mirano e riescono a non fare percepire il Garda solo come “il lago dei tedeschi”. Ormai i turisti arrivano da tutto il mondo, Asia e Australia comprese. Guardando ai concorrenti posso dirti che lavoriamo per diventare uno dei primi hotel della zona.
Quanto conta avere un buon ristorante in hotel? Non preferiresti avere solo un ristorante tuo?

Fa molto. Da noi il ristorante è il cuore dell’albergo. Il cliente viene e vuole mangiare bene. Un cosa di cui vado fiero, che davvero mi da gioia è quando i clienti vengono da fuori, non sono ospiti dell’hotel ma vengono solo per il ristorante. Allora sono felice. Gli ospiti mi danno certo soddisfazione, ma quando ad agosto vedo solo esterni, ho vinto.

Hotel o ristorante… Diciamo che solo ristorante sarebbe più facile. In hotel finché il cliente è qui lo devi accontentare in ogni modo. È molto stimolante. Poi abbiamo una brigata di 16 cuochi e non è poco. Attualmente sono contento così: da quando se ne è andato via il mio secondo sono tornato a fare il cuoco. È stato come tornare bambino!

Qual è il tuo piatto forte?
Ogni anno noi cuochi ci innamoriamo di piatti diversi. Ora rispondo gli spaghetti che ho in carta, così come il risotto. Sono contento della nuova pasticceria, la nostra nuova pastry chef è stata la seconda di Loretta Fanella.

Cosa ti prefiggi per il futuro?

Cerco sempre nuovi stimoli. Ho avuto una crisi d’amore per questo luogo, ma dopo aver staccato mentalmente ho ritrovato le forze e la voglia. Qui diciamo che siamo conosciuti al 40%, la potenzialità è ancora altissima. Andiamo avanti per migliorare e farci conoscere sempre più.

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