Carlsberg e la birra “eco”

Feldschlösschen, Carlsberg,

È stata battezzata Modular 20 la tecnologia che Carlsberg ha sviluppato per ridurre l’impatto ambientale della birra alla spina nelle fasi di infustamento, distribuzione e consumo, senza influire negativamente sulla qualità della birra stessa.
Modular 20 infatti prevede in primo luogo l’abbandono dei tradizionali fusti d’acciaio, sostituiti da fusti in PET totalmente riciclabili. Il PET, secondo Carlsberg, offre una maggiore protezione del contenuto rispetto all’acciaio, come anche una maggiore durata del fusto sia chiuso (9 mesi contro 6) che aperto (31 giorni contro circa 4). La seconda innovazione sta nel fatto che nei fusti Modular 20 la spillatura avviene senza CO2 aggiunta ma semplicemente comprimendo con aria il fusto.

La tecnologia è stata già testata nel corso del 2010 per valutarne il recepimento da parte dei punti vendita e del canale di distribuzione, ma anche per stimarne le ricadute ambientali, dato che Modular 20 permette complessivamente di consumare meno risorse e produrre meno rifiuti. In particolare, Carlsberg Italia ha condotto una valutazione mirata insieme allo IEFE – Istituto di Economia e Politica dell’Energia e dell’Ambiente – dell’Università Bocconi di Milano, mettendo a confronto, da un lato, l’impatto ambientale della produzione Carlsberg distribuita nel 2010 mediante le tecnologie tradizionali e, dall’altro, quello della distribuzione in PET.

Secondo Fabio Iraldo, Direttore di Ricerca allo IEFE, la (ipotetica) adozione di Modular 20 in tutte le attività del 2010 avrebbe portato rilevanti benefici ambientali: mancate emissioni di anidride carbonica pari a quelle “assorbite in un anno da 427 ettari di bosco”, un risparmio di energia equivalente a quella “necessaria a illuminare uno stadio per 2.696 partite di calcio”, una riduzione di emissioni in atmosfera “pari a quelle emesse da circa 2.500 viaggi in bus da Roma a Milano”.

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